Audemars Piguet nasce nel 1875, quando due giovani orologiai, Jules Louis Audemars ed Edward Auguste Piguet, terminati gli studi, decisero di mettersi in proprio e intraprendere insieme la carriera orologiaia.

I primi sette anni non furono semplici: solo nel 1882 il marchio venne registrato ufficialmente in Svizzera, dando il via a una crescita costante che nel tempo ha portato Audemars Piguet a diventare una delle tre grandi maison indipendenti dell’alta orologeria svizzera, insieme a Patek Philippe e Rolex. Un dettaglio che non passa mai inosservato: ancora oggi il marchio è gestito dai discendenti dei due fondatori.

Nel corso della sua storia, la maison ha conquistato diversi primati importanti: il più piccolo contaminuti al mondo, il primo orologio scheletrato della storia e il primo movimento automatico ultrasottile, sviluppato in collaborazione con Jaeger-LeCoultre, con rotore centrale in oro 21 carati.

L’orologio oggetto di questo intervento è un Audemars Piguet Royal Oak, il modello più iconico della maison e uno dei più riconoscibili nella storia dell’orologeria moderna.

Lanciato sul mercato nel 1972, il Royal Oak fu il primo orologio sportivo di lusso in acciaio inossidabile venduto a un prezzo da orologio in oro — una scelta allora considerata provocatoria, che avrebbe cambiato per sempre le regole del settore.

Il progetto fu affidato al designer svizzero Gérald Genta, che lo completò in una sola notte. Il Royal Oak venne proposto in numerose versioni: da uomo e da donna, automatiche, cronografiche e, nei modelli lady, anche con movimento al quarzo.

Il nome Royal Oak ha origini storiche curiose. Nel 1651 il principe Carlo II d’Inghilterra, in fuga dalle truppe di Cromwell, trovò rifugio per una notte all’interno di un tronco di quercia, che da quel momento venne chiamata “quercia reale”. Nei secoli successivi la marina militare inglese diede lo stesso nome a quattro navi, una delle quali aveva uno scafo in legno di quercia con oblò dei cannoni di forma esagonale serrati da viti — un elemento estetico che Gerald Genta riprese fedelmente nel progetto del Royal Oak, trasformando un dettaglio militare in un’icona del design orologiero.

Il movimento montato su questo esemplare è il calibro automatico 2123, un meccanismo di altissima qualità su base Jaeger – LeCoultre 888, che lavora a 21.600 alternanze/ora.

Le finiture sono esattamente al livello che ci si aspetta da una maison di questo rango: lavorazione a côtes de Genève sui ponti e sulla massa oscillante, con incisioni dorate e bordo esterno anch’esso dorato.

Dopo una revisione meccanica completa, il movimento è tornato a funzionare in maniera esemplare, con uno scarto di soli 2 secondi al giorno — ben al di sotto della soglia di certificazione cronometrica COSC, fissata a ±4 secondi.

I metalli hanno recuperato interamente la loro brillantezza originale.

La forma ottagonale della cassa è immediatamente riconoscibile, con le otto viti disposte lungo la ghiera — simmetriche e collegate a quelle del fondello per garantire un serraggio ermetico corretto.

È proprio questo sistema di chiusura a rendere il Royal Oak impermeabile pur senza una corona a vite, una soluzione tecnica elegante e funzionale allo stesso tempo. La stessa geometria dagli spigoli pronunciati si ripete nel bracciale integrato, estremamente regolare e spianato, con satinatura verticale verso la cassa e superfici lucidate sui bordi.

Un dettaglio che dice molto del livello costruttivo di Audemars Piguet: sulla chiusura del bracciale sono incise le iniziali “AP”. Un segno discreto ma inequivocabile, che distingue un orologio di alta orologeria da uno puramente commerciale.

Su esplicita richiesta del cliente, non è stato eseguito alcun ripristino estetico.

Il Royal Oak è uno di quegli orologi che tra gli intenditori non hanno bisogno di presentazioni, ma che continuano a sorprendere chiunque li osservi da vicino. Progettato in una notte nel 1972, è diventato nel tempo il simbolo di un’intera categoria — quella degli orologi sportivi di lusso — che prima di lui semplicemente non esisteva.

Sportivo ed elegante allo stesso tempo, robusto ma curato in ogni minimo dettaglio: un segnatempo pensato per chi non scende a compromessi.

Lavorare su un pezzo come questo è sempre un privilegio.

Ancré Lab non riveste la qualifica di riparatore ufficiale Audemars Piguet. Marchi e nomi citati appartengono ai rispettivi proprietari.